Learning Agility nei team tech: il segreto per l’upskilling

Il settore IT è governato da un’evoluzione rapida e da cicli di innovazione brevi. L’emergere di tecnologie dirompenti, come l’intelligenza artificiale, i big data e il cloud computing, sottopone i professionisti a un flusso ininterrotto di nuovi framework, piattaforme e flussi di lavoro da comprendere e gestire.

Questo ritmo ha un impatto diretto e misurabile sulla durata delle competenze tecniche: il loro tempo di dimezzamento della conoscenza è crollato dai circa 30 anni del passato a soli 5 anni.
I numeri delineano un quadro molto chiaro sullo skill gap digitale in Italia nel 2026:

  • Il 75% delle imprese italiane ha difficoltà a trovare profili qualificati (Fonte, link esterno).
  • Il divario di competenze aziendali nel settore IT ha raggiunto il 78%.
  • Guardando al quadro globale, il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum stima che il 39% delle competenze base di un lavoratore medio sarà obsoleto entro il 2030. (Fonte, link esterno)

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In questo scenario, i professionisti IT corrono il rischio di restare indietro e perdere il proprio valore sul mercato se non riescono a padroneggiare velocemente nuovi linguaggi e strumenti. Per rimanere competitive, le aziende tecnologiche necessitano di personale capace di adattarsi a queste variazioni.

La risposta strutturale a questa emergenza è la formazione continua dei team tech. Erogare corsi tecnici non risolve il problema alla radice se manca un elemento abilitante: la learning agility. Questa “agilità di apprendimento”è il competenza che muove i processi di upskilling. Determina la velocità e l’efficacia con cui le nuove competenze tecniche vengono apprese, assimilate e poi applicate per risolvere problemi reali. In un mercato dove le conoscenze invecchiano rapidamente, l’abilità di “imparare a imparare” e di adattarsi alle nuove sfide è ciò che consente ai professionisti di guidare la trasformazione digitale, mantenendo i team resilienti e performanti.

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Che cos’è la learning agility

Possiamo definire la learning agility come la capacità di una persona di imparare rapidamente dall’esperienza e di applicare queste nuove conoscenze per affrontare in modo efficace situazioni nuove, incerte o complesse. In termini pratici, è l’abilità di capire che cosa fare quando ci si trova di fronte a scenari nuovi, utilizzando l’intuizione e la creatività per risolvere sfide inedite.

Un aspetto essenziale di questa competenza è la capacità di “imparare a disimparare”. In ambienti in rapida trasformazione, le abilità o le abitudini che in passato garantivano il successo diventano facilmente obsolete. Le persone agili sanno abbandonare rapidamente le vecchie pratiche e i pregiudizi inconsci per adottare nuovi approcci e modelli mentali.
È necessario distinguere la learnig agility dal growth mindset (o mentalità dinamica), che consiste nell’avere un atteggiamento critico verso le proprie prestazioni e nel cercare costantemente feedback per migliorarsi. Questo atteggiamento costituisce la consapevolezza di sé, ovvero il fattore trasversale che alimenta l’agilità di apprendimento. La learning agility è quindi un costrutto più ampio, che parte dalla mentalità dinamica ma la integra con abilità pratiche, decisionali e relazionali.

Le 5 dimensioni della learning agility: il modello Korn Ferry

Secondo i modelli più diffusi in ambito HR, come quello sviluppato da Korn Ferry, la learning agility si compone in 5 dimensioni:

  1. Agilità mentale o di pensiero (Mental Agility): la capacità di analizzare problemi complessi o poco chiari esplorandoli da più prospettive. Comprende il pensiero critico e l’abilità di pensare “fuori dagli schemi” per formulare soluzioni innovative.
  2. Agilità relazionale (People Agility): l’attitudine a collaborare efficacemente e ad adattarsi a persone con background e opinioni diverse. Include la capacità di ascoltare, imparare dagli altri e gestire le divergenze per trarre il meglio da un team.
  3. Agilità nel cambiamento (Change Agility): una profonda curiosità e passione per la sperimentazione. Significa accogliere il cambiamento come un’opportunità, testando costantemente nuove idee.
  4. Agilità nei risultati (Results Agility): la determinazione a raggiungere il successo in condizioni difficili o in situazioni che si affrontano per la prima volta. Richiede di mantenere il focus sulle priorità e assumersi responsabilità.
  5. Consapevolezza di sé (Self-awareness): consiste nel conoscere profondamente i propri punti di forza e di debolezza. È il nucleo del growth mindset e funge da motore trasversale per tutte le altre dimensioni.
le 5 dimensioni della learning agility

Perché l’agilità di apprendimento è fondamentale nei team tech

La learning agility rappresenta una competenza cruciale nei contesti tecnologici per motivi legati alla natura stessa del settore IT: risponde infatti alla necessità di padroneggiare velocemente strumenti e tecnologie disruptive per mantenere l’azienda competitiva. Questo fattore si configura come il motore principale per i comportamenti lavorativi innovativi (Innovative Work Behavior o IWB). I dipendenti orientati all’apprendimento agile dimostrano una spiccata abilità nell’identificare nuove opportunità, nel generare idee creative e nell’implementare soluzioni che migliorano l’efficienza dei processi e dei servizi offerti dall’organizzazione, anche grazie a capacità i gestione di incertezza e problem solving in ambienti complessi e voltatili.

A causa del suo impatto diretto sulle prestazioni e sull’adattabilità, questa abilità è diventata la seconda competenza più ricercata nel reclutamento IT, superata soltanto dalle capacità cognitive avanzate. Le organizzazioni che contano su dipendenti agili nell’apprendimento riescono a implementare con successo le innovazioni tecnologiche e a conservare il proprio vantaggio competitivo sul mercato globale.

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Come si manifesta la learning agility in un team tech

All’interno di un team tech, la learning agility si traduce in azioni concrete che guidano l’efficienza e l’innovazione tecnologica. Questi atteggiamenti si collegano direttamente all’Innovative Work Behavior (IWB), ossia la capacità di generare, promuovere e realizzare idee nuove per migliorare prodotti o processi.

Per un HR o un Engineering Manager, riconoscere sul campo questa competenza richiede l’osservazione di precisi segnali pratici:

  • Sperimentazione e propensione al rischio: i professionisti agili non si limitano a utilizzare gli strumenti che già conoscono, ma cercano attivamente modi nuovi per affrontare i problemi, assumendosi rischi calcolati per migliorare le prestazioni. Sviluppano piccoli progetti paralleli o demo per testare l’efficacia di un nuovo framework o linguaggio di programmazione prima di inserirlo nel progetto principale. Partecipano a sfide a tempo, come i CodeSprint, per allenare le capacità di debugging sotto pressione e fuori dalla propria zona di comfort.
  • Condivisione della conoscenza e collaborazione: questa attitudine si traduce nella costruzione di una community interna in cui si impara dagli altri e si diffonde il sapere, una dinamica tipica di un continuous learning team. Le persone utilizzano la tecnica del “Teach Back”, spiegando un nuovo concetto appena appreso ai colleghi o registrando brevi note vocali o video. Praticano assiduamente il Pair Programming (programmazione in coppia) per confrontare i propri processi mentali e scoprire i propri punti ciechi, e scelgono di “lavorare ad alta voce”, condividendo i progressi e chiedendo supporto in modo trasparente.
  • Ricerca di feedback e riflessione: la consapevolezza di sé spinge a valutare le prestazioni passate per correggere il tiro. Gli sviluppatori agili richiedono frequentemente code review (revisioni del codice) per imparare e individuare i propri punti deboli, rifiutando di considerarle una semplice prassi burocratica. Dopo un progetto o un incidente, si fermano a riflettere su cosa ha funzionato e cosa no, analizzando i fallimenti senza cercare un colpevole, ma usandoli come occasione per accelerare l’apprendimento secondo l’approccio fail, forward, fast.
  • Gestione efficiente del carico cognitivo: di fronte al sovraccarico di informazioni e all’obsolescenza rapida delle competenze, i professionisti ottimizzano il modo in cui studiano e lavorano, rispondendo nei fatti alla necessità di capire come imparare velocemente nuove tecnologie. Integrano lo studio nelle routine quotidiane, ad esempio ripassando flashcard digitali sui comandi della riga di comando o risolvendo un piccolo puzzle di codice mentre attendono il completamento della build del software.
  • Capacità di disimparare (Unlearning): per fare spazio a nuovi paradigmi, è necessario abbandonare i vecchi modelli mentali e le vecchie abitudini. Quando una tecnologia o un approccio metodologico non porta più i risultati sperati dopo un paio di settimane di test, il professionista agile lo scarta rapidamente senza attaccamento, sostituendolo con un’alternativa più valida.
  • Orientamento ai risultati e proattività: l’agilità si nota nella rapidità con cui un dipendente valuta se una nuova idea porta benefici concreti all’organizzazione. Di fronte all’introduzione di una nuova piattaforma o di un nuovo sistema da parte dell’azienda, l’individuo non si oppone, ma cerca rapidamente le informazioni per padroneggiarlo, puntando a ottenere certificazioni pertinenti, per dimostrare le proprie nuove competenze e contribuire subito agli obiettivi del team.

Come misurare la learning agility: test, KPI e colloqui di selezione

I principali strumenti per misurare la learning agility nei team ICT includono una combinazione di assessment psicometrici, feedback comportamentali e colloqui strutturati.

Test cognitivi, di personalità e scale Self-Report

La misurazione tramite test si divide in due aree per catturare sia le capacità mentali sia le predisposizioni caratteriali del professionista:

  • Test cognitivi: servono a valutare la capacità di elaborare nuove informazioni rapidamente. Comprendono test sul pensiero critico per l’analisi logica, sul problem-solving per comprendere come si analizzano e risolvono le sfide, e sull’attenzione ai dettagli.
  • Test di personalità e motivazione: poiché la learning agility dipende in gran parte dall’apertura all’esperienza e dalla consapevolezza di sé, questi strumenti analizzano le risposte comportamentali allo stress e ai cambiamenti. Vengono utilizzati modelli come il Big 5, l’indicatore 16 Types o il modello DISC. Strumenti specifici, come il Quinn motivations test, misurano inoltre le motivazioni lavorative per comprendere il reale desiderio di crescita dell’individuo.
  • Autovalutazione: si basano su modelli validati scientificamente, come la Leadership Learning Agility Scale (LLAS) o questionari su scale Likert. Questi strumenti valutano le dimensioni di agilità mentale, relazionale, del cambiamento e dei risultati. Piattaforme specializzate offrono tool dedicati come il Learning Orientation o l’Emotional Agility Profiler.

Feedback a 360 gradi e valutazione delle prestazioni

L’autovalutazione da sola può non essere sufficiente. Per questo motivo, le aziende utilizzano estensivamente gli strumenti di feedback a 360 gradi, raccogliendo dati dal diretto interessato, dal suo responsabile, dai colleghi e dai subordinati. Questo incrocio di informazioni è fondamentale per rivelare come la persona si comporta realmente in situazioni di incertezza, quanto è aperta al feedback degli altri e in che modo gestisce gli imprevisti.

Nelle Performance Review, i manager valutano l’agilità monitorando specifici indicatori pratici:

  • Miglioramento nel tempo: la capacità del dipendente di incrementare le proprie prestazioni all’interno della stessa funzione da un anno all’altro.
  • Applicazione di nuove competenze: la rapidità e l’efficacia con cui il professionista padroneggia nuovi processi o strumenti, osservando se prende l’iniziativa per cercarli autonomamente.

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Come valutare la learning agility in un colloquio: domande ed esempi

In fase di selezione o di promozione interna, i recruiter utilizzano interviste comportamentali basate su domande mirate e scenari ipotetici per far emergere i tratti della learning agility. Alcuni esempi pratici di domande includono:

  • “Raccontami di una volta in cui hai dovuto fare qualcosa che non avevi mai provato prima. Come hai reagito?”
  • “Come integri i feedback nel tuo lavoro? Parlami di un’occasione in cui hai modificato il tuo approccio in base a una critica.”
  • “Descrivi un momento di cambiamento radicale nella tua precedente azienda e qual è stato il tuo ruolo nell’affrontarlo.

Come sviluppare la learning agility in azienda

Sviluppare la learning agility richiede un intervento coordinato su tre livelli: le abitudini individuali, le dinamiche di team e le scelte organizzative. Per capire come sviluppare la learning agility in azienda non basta richiedere un impegno personale, ma serve strutturare un contesto che supporti la sperimentazione e lo scambio di conoscenze.

Pratiche di apprendimento individuale e quotidiano

L’agilità si coltiva attraverso piccole azioni inserite nella routine di lavoro dei singoli membri dei team tech:

  • Microlearning: consiste nel suddividere argomenti complessi o lunghe documentazioni tecniche in piccoli blocchi da studiare in sessioni mirate di 15 minuti, una modalità utile a evitare il sovraccarico cognitivo.
  • Routine di studio integrate: inserire la formazione nei flussi quotidiani, ad esempio utilizzando applicazioni di flashcard digitali per memorizzare comandi o concetti durante i tempi di attesa della compilazione (build) del software.
  • Active Recall e “Teach Back”: dopo aver letto una documentazione o seguito un tutorial, il professionista si sforza di scrivere i concetti chiave a memoria o li spiega a un collega, anche registrando una breve nota vocale o video per consolidare quanto appreso.
  • Modelli mentali per disimparare: questa pratica richiede di acquisire framework mentali unendo discipline diverse e di mettere sotto critica i propri modelli e i bias di conferma, abbandonando senza attaccamento le tecnologie che non risultano più ottimali.

Pratiche collaborative e di team

Il passaggio successivo consiste nel capire come costruire una cultura dell’apprendimento aziendale attraverso la collaborazione diretta tra colleghi:

  • Side Projects e CodeSprint: incentivare la creazione di piccole applicazioni o demo per testare sul campo nuovi framework prima di applicarli ai progetti principali, e stimolare la partecipazione a sfide di programmazione a tempo per allenare il debugging sotto pressione.
  • Sessioni di “PairUp” e Mentorship: programmare sessioni di Pair Programming (programmazione in coppia) per confrontare i processi di pensiero e individuare i punti ciechi nel codice, attivando contemporaneamente percorsi di affiancamento per accelerare la crescita dei profili con meno esperienza.
  • Progetti interfunzionali e Job Rotation: favorire lo spostamento periodico dei ruoli o l’assegnazione a progetti che richiedono la collaborazione con team diversi, esponendo le persone a nuove modalità di lavoro.

Pratiche organizzative e manageriali

La direzione HR e i responsabili tecnici devono infine garantire le condizioni strutturali per rendere sostenibile questo processo:

  • Proteggere il tempo per l’apprendimento: meno della metà delle aziende assicura del tempo per lo studio durante l’orario di lavoro. I manager devono allocare blocchi temporali specifici per l’upskilling all’interno del flusso operativo, facendo in modo che le scadenze dei progetti non ne risentano.
  • Creare un ambiente “Safe to Fail”: stabilire un clima psicologicamente sicuro in cui l’assunzione di rischi e la sperimentazione siano incentivate, considerando l’errore come una tappa normale e rapida del percorso di apprendimento, senza dinamiche di ricerca di un colpevole.
  • Legare l’apprendimento ai KPI e all’avanzamento: inserire metriche relative allo sviluppo delle competenze e all’adozione di nuovi strumenti all’interno delle valutazioni delle performance, applicando questo criterio sia ai dipendenti sia ai manager.

Learning agility e AI: il cambio di paradigma

Nell’era dell’intelligenza artificiale, la learning agility si ridefinisce e diventa la capacità centrale per gestire la collaborazione tra uomo e macchina. L’avvento tecnologico modifica questa competenza secondo dinamiche precise:

  • Rivalutazione delle competenze umane: poiché l’IA è in grado di automatizzare le funzioni tecniche e operative, l’agilità di apprendimento si focalizza sulle capacità umane che le macchine non replicano, quali la creatività, il pensiero critico, la risoluzione di problemi complessi, l’intelligenza emotiva e la comunicazione. Affidarsi unicamente all’IA rischia di compromettere lo sviluppo di queste competenze trasversali e la capacità di risolvere i problemi in autonomia.
  • Co-evoluzione e pensiero sistemico: l’agilità richiede di sviluppare la capacità di leggere e gestire le relazioni e le interdipendenze tra l’essere umano e l’ambiente digitale, utilizzando l’IA per rafforzare le proprie abilità analitiche e strategiche anziché svuotarle.
  • L’IA come strumento per accelerare lo studio: le aziende e i professionisti usano assistenti basati su IA per personalizzare i percorsi formativi, individuare le risorse esatte per le proprie esigenze e ridurre il carico cognitivo. Delegare ai chatbot il recupero di informazioni mnemoniche permette al programmatore di concentrarsi su un pensiero più strategico e accurato.
  • Approccio transdisciplinare: il passaggio a una mentalità dinamica impone di creare connessioni tra saperi differenti per comprendere e risolvere problemi reali in scenari inediti.
  • Gestione delle priorità tecnologiche: l’agilità si traduce nella necessità di colmare in tempi brevi i gap formativi legati all’ecosistema dell’IA, come Machine Learning, sicurezza dell’IA e Cloud Computing. I professionisti agili non subiscono la tecnologia, ma si propongono come early adopter per valutare e sperimentare nuove applicazioni al fine di migliorare l’efficienza e le difese aziendali.

Per i responsabili delle risorse umane e i manager del settore tecnologico, la sfida strategica si sposta dalla ricerca di competenze temporanee alla creazione di contesti organizzativi e dinamiche di team capaci di coltivare l’agilità di apprendimento. Questo cambio di paradigma evita che i programmi di upskilling rimangano uno sforzo teorico, trasformandoli in un processo fluido in grado di rendere le imprese competitive, resilienti e pronte ad affrontare le evoluzioni del futuro.