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Le metodologie di Project Management non sono tutte uguali e sono sicuramente da valutare a seconda del tipo di progetto che si vuole implementare, della tipologia di azienda e della realtà operativa in generale. Ad esempio, l’approccio Agile si presta molto bene quando si devono gestire le fasi di rilascio incrementale di un prodotto o nei casi in cui non sia possibile definire le variabili di tempi e costi (perché non tutte le informazioni sono presenti a inizio progetto).

I principi Agile si concentrano sul prodotto da realizzare piuttosto sul processo di realizzazione e hanno come fine ultimo la soddisfazione del cliente. Le differenze con le metodologie di Project Management tradizionali sono molteplici e non è detto che una sia meglio dell’altra in assoluto, ma solo in relazione alla realtà operativa. Nel caso in cui si scelga un approccio di tipo Agile, sono tre gli aspetti che ogni Project Manager dovrebbe considerare: il team, il prodotto e lo sviluppo.

1. Il team di lavoro: essere Agile non dipende necessariamente dalle dimensioni del gruppo o dell’azienda, ma soprattutto all’inizio, i piccoli gruppi lavorano meglio. I componenti devono essere autonomi, competenti e soprattutto focalizzati sul progetto. Solitamente sono 3 le figure essenziali in un team di sviluppo: il Project Manager, il Business Analyst e il Business Ambassador, che si occupano rispettivamente di mettere il team in condizioni di poter operare in pieno regime, convertire le stories in task per poi passarli al team di sviluppo, fornire i dettagli del prodotto tenendo conto delle esigenze di business.
2. Il prodotto: la metodologia Agile si focalizza sul prodotto, non sul processo: tutte le attività che non sono strettamente legate alla realizzazione del prodotto finale sono ridotte al minimo indispensabile. Solitamente le stories (specifiche informali del prodotto) vengono elencate nel Product Backlog e successivamente trasformate in task.
3. Lo sviluppo: il prodotto non viene mai realizzato con un solo processo, ma viene rifinito step-by- step con dei mini-processi detti “sprint” che hanno una durata dalle 2 alle 4 settimane e si compongono di alcuni task a cui sono abbinate delle priorità predefinite. In realtà il team di sviluppo non segue una logica precisa nella realizzazione di task presenti nel backlog, ma procede a seconda delle risorse presenti al momento del task.
L’approccio permette di apportare velocemente modifiche ai progetti e porta con sé significativi cambiamenti all’interno della struttura organizzativa garantendo elasticità e prontezza al cambiamento, ma prendere in considerazione le metodologie non basta: spesso è anche il Project Manager che fa la differenza tra il successo e il fallimento di un progetto.